Le tele seicentesche

Angelo custode
Angelo custode
San Guglielmo
San Guglielmo

Relazione di restauro

• Oggetto: N° 02 dipinti su tela

• Soggetto: Angelo custode e San Guglielmo

• Dimensioni: cm. 86x87 e cm. 88x88,5 ca.

• Epoca: sec. XVII

• Autore: autore ignoto

• Provenienza: Oratorio di S. Antonio da Padova, Parrocchia di San Biagio, Caldana – Gavorrano (Grosseto)

• Data di ritiro: 1 Ottobre 2007

• Data di riconsegna: 12 Ottobre 2008

• Restauratore: “L’ Atelier” s.n.c. di B. Borgognoni, L. Cioppi, A. Matteuzzi, Via Ugo Foscolo 55, 50124 – Firenze

• Direttore dei lavori: Dott.sa Narcisa Fargnoli - Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico ed Entoantropologico per le Province di Siena e Grosseto - Dott.sa Olivia Bruscettini, Diocesi di Grosseto

Osservazioni preliminari

I due dipinti su tela, che raffigurano rispettivamente L’Angelo custode e San Guglielmo provengono dall’oratorio di S. Antonio da Padova a Caldana, ed erano inseriti nelle nicchie di stucco bianco, ciascuna sovrastata da un puttino dorato, poste ai lati dell’altare maggiore. Tale sistemazione della chiesa è da far risalire alla realizzazione dell’attuale altare eseguito nel 1678 da Maestranze Ticinesi come si legge nelle iscrizioni ai lati.

Sempre sull’altare si legge in corsivo S. Bindi e la data 1959, riferibili ad un possibile intervento di restauro.

Nel dipinto raffigurante L’Angelo custode, posto a destra dell’altare, si vede l’Angelo Raffaele che accompagna Tobiolo al quale indica con la mano destra Dio Padre che accoglie Gesù tra le braccia.

Nel cartiglio che il piccolo Tobiolo tiene nella mano sinistra si legge “Timeo Deo”= abbi fiducia in Dio Padre.

Nel dipinto raffigurante San Guglielmo la scena è prevalentemente occupata dal Santo Guerriero inginocchiato all’interno della grotta Stabulum Rhodis a Malavalle presso Castiglione della Pescaia, il luogo in cui trascorse nella preghiera, nel silenzio, nel digiuno e nelle penitenze gli ultimi anni della sua vita.

San Guglielmo indossa l’abito grigio scuro, caratteristico dell’ordine fino al 1256, e sotto il quale s’intravede la maglia di ferro da cavaliere, in ricordo del suo passato e perché si dice che fu portata dal santo come cilicio.

Il Santo è in contemplazione della Madonna con Gesù tra Sant’Antonio da Padova ed un Vescovo.

Sullo sfondo a destra si osserva un paesaggio in lontananza.

Stato di conservazione

Le due opere si presentavano in mediocre stato di conservazione. Le tele erano tensionate in modo precario a tavolati in legno, e bloccate semplicemente con puntine da disegno, poste in modo irregolare lungo i perimetri.

I bordi perimetrali ed anche la tela dipinta erano piegati intorno al tavolato in modo disomogeneo. Era dunque evidente che tale intervento non poteva ritenersi originale, ma un adattamento, conseguente ad una collocazione diversa o ancora più semplicemente alla perdita (per deterioramento) dei telai originali e quindi una sostituzione con i due tavolati di recupero.

A conferma di tale ipotesi, si poteva notare lungo tutti i perimetri delle superfici pittoriche l’impressione dei battenti dei precedenti telai originali.

Le opere apparivano molto allentate e deformate, molti punti di ancoraggio erano ceduti, creando delle forti viziature.

Analizzando i dipinti a luce radente si poteva osservare una craquelure disomogenea e particolarmente accentuata. Si notavano altresì, numerose lacune di colore soprattutto lungo i bordi ed in corrispondenza delle crestine della crequelure. Sempre lungo i bordi erano presenti lacune di tela conseguenti a sfondamenti accidentali e diverse bruciature di candele.

I supporti tessili di entrambe le opere sono costituiti dall’assemblaggio di due pezze di tele cucite insieme a sopraggiunto, infatti si poteva osservare lo spessore della cucitura sul verso a circa 10 cm dal bordo inferiore.

Le superfici pittoriche apparivano molto sporche e poco leggibili sia per uno spesso deposito di polvere e sedimenti accumulati nel tempo, sia per un’alterazione dei diversi strati di vernici presenti oltre ad alcuni vecchi restauri.

Intervento di restauro

I due dipinti protetti da un’ imballo morbido sono stati trasportati dall’Oratorio si S. Antonio da Padova – Caldana (Gr) al nostro laboratorio a Firenze. Sono stati accuratamente documentati con foto B/N del verso e del retro e particolari dettagliati a colori in digitale.

Dopo aver effettuato una depolverizzazione si sono analizzate le opere a luce radente e con la Lampada di Wood. Da queste prime indagini si è considerata la presenza di vari strati di vernici sulle superfici pittoriche, e possibili patinature oltre a piccoli ritocchi, eseguiti direttamente sulle tele lacunose.

Sono stati eseguiti alcuni saggi di pulitura in varie campiture di colore, che ci hanno permesso di individuare la metodologia più appropriata da seguire per recuperare la leggibilità cromatica delle opere.

E’ stata eseguita una pulitura preliminare con un gel neutro che ci ha permesso di alleggerire il deposito superficiale di polveri e fumo restituendoci una parziale lettura delle opere. Si è poi usato un chelante a ph 8 con un piccolo pennello, per rimuovere completamente gli acidi dei residui atmosferici. Successivamente si è proceduto ad un assottigliamento graduale delle vernici alterate, con un solvet gel di Ligroina e Acetone, ad esclusione delle zone decorse che presentavano fragilità degli strati pittorici.

Per recuperare maggior nitidezza sui carnati e sui panneggi soprattutto nel dipinto raffigurante l’“Angelo custode”si sono usati solvet gel di acetone e alcool etilico, rimossi accuratamente per non lasciare residui di addensante. Sono stati recuperati completamente i valori cromatici dei panneggi, dei carnati, e degli sfondi.

Con la Direzione dei Lavori è stato deciso di rimuovere le tele dagli attuali supporti in tavolato, rintelarle e tensionarle a nuovi telai definitivi.

Sono stati dunque rimossi tutti i vincoli perimetrali presenti, adagiate entrambe le tele dipinte a faccia in giù su un piano adeguatamente protetto. Si è proceduto ad una accurata depolverizzazione dei supporti tessili. Sono state eseguite prove di sensibilità all’umidità, ai solventi ed al calore per determinare la giusta metodologia d’intervento.

Le superfici pittoriche apparivano particolarmente compromesse ed interrotte da una accentuata craquelure, quindi è stato necessario dopo aver messo in tensione le tele a telai interinali, migliorare le superfici con umidificazione indiretta con acqua e diacetonalcol al 5%.

Per la risposta alle prove eseguite, per le caratteristiche del supporto tessile originale ed il grado di deterioramento della superficie pittorica si è valutato di eseguire un consolidamento preventivo con una resina sintetica.

E’ stato scelto il Plexisol P550 in Benzina rettificata perché ha il vantaggio che anche a bassa concentrazione mantiene elasticità e buon potere adesivo senza impermeabilizzare. La fermatura del colore si è quindi potuta eseguire mediante l’impiego di colla animale a base acquosa, fatta filtrare calda da retro e asciugata con carta assorbente ed accurata stiratura.

Entrambe le tele originali presentavano a retro sia consunzioni diffuse sia fili di ordito in rilievo, che sono stati stuccati e livellati con polyfilla al fine di restituire omogeneità ed evitare impressioni sulla superficie pittorica durante la rintelatura. Inoltre sono stati inseriti intarsi di tela precedentemente trattata in corrispondenza delle lacune di tela. Tali innesti sono stati ancorati al supporto originale con resina poliammidica saturando i fili di testa. I lembi delle cuciture a sopraggitto sono stati assottigliati su entrambi i dipinti.

Per tela di rifodero è stata scelta una tela olona, che in combinazione e stretta relazione alla pasta alla fiorentina avrebbe garantito resistenza ed elasticità ai dipinti. E’ stata tensionata tre volte e sfibrata con acqua calda ed infine irrobustita con colla forte.

L’adesivo usato per la rintelatura è stata scelta la “pasta alla fiorentina” (ricetta dell’Opificio delle Pietre Dure).

I dipinti rintelati sono stati tensionati definitivamente ai nuovi telai ad espansione a forcella, precedentemente tinteggiati e impermeabilizzati con protettivo ceroso. Le misure dei telai sono state calcolate in base ai dipinti e alle dimensioni delle nicchie. Come punti di ancoraggio sono stati utilizzati chiodo cromati molto ravvicinati. Lungo tutti i bordi si è mantenuto 3 cm di tela nuova incollata a retro dei telai. Infine i bordi sono stati protetti con carta gommata beige.

La pulitura delle superfici pittoriche è stata ultimata a bisturi.

La stuccatura è stata eseguita a gesso e colla su tutte le lacune, e nelle innumerevoli e diffuse microcadute, poi livellata a punta di bisturi per uniformarla alla morfologia circostante originale.

In accordo con la Direzione dei Lavori il restauro pittorico è stato effettuato realizzando basi a tempera sottoton, e poi integrazioni a vernice per velature con il sistema competitivo.

La verniciatura intermedia a pennello è stata effettuata con resina naturale mastice diluita in Essenza di Trementina e quella finale per nebulizzare con resina che tonica Laropal K81 in White Spirit.

I dipinti saranno ricollocati dentro le nicchie risanate ed imbiancate nell’ Oratorio di S. Antonio da Padova. L’ancoraggio delle due tele avverrà fissandole a delle staffette precedentemente inchiodate alle pareti interne delle nicchie.

Tenendo conto delle ultime ricerche nel campo climatologico, abbiamo deciso insieme alla Direzione dei Lavori di applicare ai telai sul retro delle opere, dei fogli di Art-sorb per proteggerli dai depositi di polvere ma soprattutto per rallentare le variazioni termoigrometriche. I due tavolati sui quali erano tensionate le tele non saranno dunque riutilizzati.

Essere Chiesa Oggi

Foglietto settimanale formativo e informativo della parrocchia di S. Biagio

22 maggio 2017

Essere Chiesa Oggi n. 38 22 maggio 2017
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Messaggio Pasqua 2017

Messaggio Pasqua 2017
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